Morto Lenin, all’interno del partito comunista sovietico si sviluppò un’aspra lotta per la successione. Su tutti emerse Stalin, che nel giro di pochi anni riuscì a liquidare i principali fautori della rivoluzione d’ottobre e a imporre
il proprio potere personale. Forte dei metodi dittatoriali e polizieschi ereditati dal suo predecessore, Stalin accantonò le ambizioni di esportare

la rivoluzione nel resto del mondo e concentrò tutti i suoi sforzi nel porre
le basi di un 
poderoso sviluppo economico del nuovo Stato sovietico. Avviò quindi una collettivizzazione forzata dell’agricoltura, che comportò
lo 
sterminio della classe dei piccoli proprietari, i kulaki, e un processo di industrializzazione accelerata basata sui cosiddetti “piani quinquennali”, che davano la preminenza assoluta all’industria pesante. Per consolidare

la propria dittatura, negli anni ’30 lanciò una campagna di epurazione contro i “nemici del popolo”, nel partito, nell’amministrazione statale e nell’esercito. Gli oppositori furono eliminati fisicamente o rinchiusi nei campi di lavoro forzato, i gulag.

Stalin e il “socialismo in un solo Paese”

Con la morte di Lenin nel 1924 la guida dell’Unione So- vietica fu assunta da una direzione collegiale composta da Trotzkij, Kamenev, Zinov’ev e Stalin. Nel PCUS iniziarono però forti contrasti che portarono al potere il georgiano Iosif Vissarionovic Stalin (1857-1953), già assistente di Le- nin e segretario del comitato centrale.

Nato a Gori, in Georgia, nel 1879, in gioventù Stalin era stato istruito in un seminario ortodosso, ma ben presto si era dedicato all’attività rivoluzionaria e fu più volte arrestato dalla polizia. Eletto nel 1912 nel Comitato Centrale del partito bolscevico, aveva poi svolto un ruolo seconda- rio durante la Rivoluzione d’Ottobre. Nel nuovo governo sovietico insediatosi nel 1917 era quindi stato nominato commissario del popolo alle nazionalità.

Tra il 1922, quando ormai le condizioni di salute di Lenin si erano aggravate, e il 1924 assunse progressivamente il controllo dell’apparato del partito. Nel 1924 conquistò la segreteria generale del partito, prevalendo su Trotzkij, il suo avversario più forte, grazie a un’alleanza di potere con Zinov’ev, presidente del Comintern, e con Kamenev, vicepresidente del consiglio. Nel 1925, quando Zinov’ev e Kamenev passarono dalla parte di Trotzkij, Stalin si alleò con la corrente di “destra” del partito incarnata da Nikolaj Bucharin, convinto sostenitore della Nuova Politica Eco- nomica (NEP, varata da Lenin nel 1921). In opposizione alla tesi trotzkista della “rivoluzione mondiale permanente”, Stalin si fece così sostenitore della strategia del socialismo “in un solo Paese”, cioè della possibilità di costruire il socialismo in Unione Sovietica anche senza il diffondersi della rivoluzione nel mondo; il movimento comunista in- ternazionale doveva quindi porsi come obiettivo primario la difesa del nuovo Stato sovietico.

Il regime stalinista

Espulso Trotzkij dal partito nel 1927 (e dall’Unione Sovietica nel 1929), tra il 1928 e il 1929 Stalin sconfisse anche Bucharin e i suoi compagni, imponendo una brusca accelerazione al processo rivoluzionario interno e, contemporaneamente, al consolidamento del regime e del proprio potere personale.

Abbandonata la politica di alleanza con i contadini stabilita dalla NEP, varò il primo “piano quinquennale” (1928-32), che prevedeva l’industrializzazione accelerata del Paese e la collettivizzazione forzata delle terre. Furono istituiti i sovchoz, aziende agricole coltivate direttamente da dipen- denti e funzionari statali, e fattorie cooperative, i kolchoz, in cui i membri potevano disporre di piccoli appezzamenti per uso personale. La resistenza dei contadini a entrare in queste fattorie fu vinta con la massima brutalità, special- mente nei confronti dei contadini piccoli proprietari, i ku- laki: centinaia di migliaia di contadini furono incarcerati, milioni furono deportati, innumerevoli quelli passati per le armi. Di conseguenza si registrò un crollo della produzione agricola (solo negli anni ’50 si ritornò agli indici precedenti la Prima guerra mondiale). Tra il 1932 e il 1933 una carestiaprovocò, soprattutto in Ucraina, la morte di circa 5 milioni di persone.

In campo industriale il primo piano quinquennale portò alla nazionalizzazione del 99% delle fabbriche. Con il piano successivo (1933-1937) l’URSS fu dotata di imponenti apparati industriali nei settori minerario, energetico e dei macchinari, gestiti da uffici di pianificazione centralizzata secondo criteri esasperatamente accentrati. In questi anni la produzione industriale crebbe del 121%. Un terzo piano quinquennale, destinato a sfociare nella realizzazione effettiva del comunismo, non potè essere varato a causa dello scoppio della Seconda guerra mondiale.

Per sostenere lo sforzo di modernizzazione, che andava trasformando radicalmente la struttura sociale del Paese, l’URSS strinse una serie di patti di amicizia e di non aggressione con le potenze occidentali (adesione alla Società delle Nazioni nel 1934), mentre all’interno si accentuò il carattere personalistico (culto della personalità) e repressivo del sistema di potere stalinista: tra il 1936 e il 1939 ogni forma di opposizione e di dissenso, reale o potenziale, venne cancellata assieme a tutti i vecchi esponenti bolscevichi e a gran parte dei quadri dell’industria di Stato e dell’esercito (le cosiddette “purghe” staliniane).

Nei campi di lavoro forzato, i gulag (acronimo di Glavnoye Upravleniye Lagerej, Amministrazione generale dei campi di lavoro), già istituiti nel 1919 e riservati inizialmente ai contadini che si opponevano alla collettivizzazione forzata delle campagne, furono rinchiusi decine di milioni di op- positori politici e di membri di gruppi etnici sospetti.

IL sIsTema repressIvo sovIeTIco

Se già dal 1923 al 1929 Stalin usò mez- zi dittatoriali e polizieschi per rafforzare il potere nelle proprie mani, dopo i succes- si dei piani quinquennali (e conquistato l’appoggio di milioni di comunisti sovie- tici che vedevano in lui il “capo infallibi- le”) intraprese una strategia del terrore contro gli avversari politici. Nel 1934 fu emanato un decreto per cui l’intera fami- glia di un “nemico del popolo” (opposi- tore del regime) poteva essere arrestata. Sempre nello stesso anno, dopo l’assassi- nio del segretario del partito di Leningra-

do, Kirov, polizia e tribunali ebbero la fa- coltà di agire al di fuori della legalità. Nel 1935 fu nominata una commissione per annientare i “nemici” interni al partito. Zi- nov’ev, Kamenev e Radek furono fucilati dopo confessioni estorte con la tortura. Nel 1937 fu ordinata un’epurazione nel- l’esercito. Nel 1938 Stalin fece arrestare e condannare Bucharin. Nel 1940 un si- cario uccise Trotzkij a Città del Messico, dove si era rifugiato. I protagonisti della Ri- voluzione d’Ottobre erano stati completa- mente annientati.